Si ritiene che la nostra Terra sia stata esplorata e studiata, che non nasconda più misteri perchè tutto è stato spiegato scientificamente; allora andiamo ad esplorare gli Spazi per trovare delle risposte ai misteri di altri Pianeti. La terra presenta dei lati oscuri che sono ancora in attesa di essere svelati; allo stesso modo la nostra storia, quella che troviamo nei testi scolastici, presenta delle incongruenze alla luce di scoperte archeologiche che dimostrano l'infondatezza di certe nozioni accettate per "fede" solo perchè provenienti dalle affermazioni di autorevoli storiografi i quali storiografi non si prendono la briga di correggere le loro asserzioni perchè la loro cultura si è formata su fonti anch'esse inesatte e imprecise, quindi, nonostante le evidenze, preferiscono ignorare, piuttosto che studiare e correggere. Misteri sulla Terra, ne troviamo ad ogni piè sospinto. Esiste il mistero del Triangolo delle Bermuda, ancora irrisolto, quello dei vari mostri, quello delle piogge insolite (di animali, lastre di ghiaccio, sassi, ecc.), o fenomeni misteriosi come quello dei fantasmi. Come si può vedere la gamma è davvero vasta.

giovedì 23 maggio 2013

I Bigfoot

I Bigfoot
In tutti i continenti esistono ancora oggi regioni selvagge e impenetrabili. L'estrema limitatezza di queste zone giustificherebbe l'assenza quasi totale di umanoidi sconosciuti in Europa: ma altrove, l'inaccessibilità di certi territori fa aumentare le possibilità teoriche di avvistare o addirittura catturare tali esseri misteriosi. Nel 1978, Jacqueline Roumeguère-Eberhardt, una studiosa del Centro francese di ricerche scientifiche, ha pubblicato i risultati delle sue ricerche condotte in Africa su questi curiosi ibridi che la studiosa ha battezzato `X' e suddiviso in quattro grandi gruppi.
Cita anche il caso di un indigeno che afferma di essere stato catturato da uno di questi 'X' e di essere stato esaminato con cura, senza trascurare nemmeno un particolare, prima di essere rispedito nella sua zona di provenienza. Ma anche in regioni ad alta densità demografica, come in Giappone, sembra siano stati visti esseri strani: nel 1970, lungo le pendici del monte Hiba, vicino a Hiroshima, sono stati visti parecchi hibagon.


Renè Dahinden, cacciatore di bigfoot
Nel 1974 un contadino afferma di essersene trovato proprio di fronte uno, un essere maleodorante alto circa un metro e mezzo: «Sono rimasto di sasso. Ma la cosa peggiore era la puzza che emanava. Sembrava che avesse fatto il bagno in una pozza di concime o in una fossa settica, per poi asciugarsi nello sterco di vacca. Sinceramente pensavo che sarei svenuto. Per fortuna, invece, sono riuscito a darmela a gambe, senza rendermi del tutto conto di quanto stessi facendo. Ero a otto chilometri da casa, e ho fatto tutto il tragitto senza voltarmi indietro». L'odore nauseabondo è una caratteristica frequente nelle testimonianze sulle apparizioni degli uomini-animale.
Con i suoi milioni di chilometri quadrati inabitati, ci avrebbe sorpreso se l'Australia non annoverasse tra la sua popolazione un certo numero di questi esseri: gli indigeni hanno dato loro diversi nomi, tra cui il più corrente è yovvie. La loro presenza è segnalata in particolare nel Nuovo Galles del Sud e nel Queensland. Il 3 ottobre 1894 un ragazzino ne vede uno vicino a Snowball: «un uomo grande, con lunghi capelli». La creatura, che esce precipitosamente dal folto di un bosco, è sorpresa quanto il ragazzo da questo incontro: appena lo vede, fugge attraverso i campi, urtando la gamba contro un tronco d'albero e urlando dal dolore.
All'inizio del secolo due fratelli si trovano faccia a faccia con uno yowie in circostanze perlomeno movimentate. Vicino a Brindabella, nel Nuovo Galles del Sud, sentono una specie di muggito «gutturale e cavernoso» e rumori strani attorno al loro accampamento: un attimo dopo, scorgono qualcosa che cammina in posizione eretta, senza però riuscire a distinguere la parte superiore del corpo. Benché avvolti nell'oscurità, riescono a intravvedere una creatura con la testa irsutaincassata profondamente nelle spalle. A mano a mano che si avvicina all'accampamento, diventa sempre più visibile, finché non viene messa a fuoco completamente: è alta pressappoco quanto un uomo, e avanza con passo pesante, a grandi falcate. I due amici l'interpellano: «Chi va là? Rispondi o spariamo! ». Per tutta risposta, sentono soltanto una specie di rauco muggito: allora prendono la mira e la detonazione del fucile si ripercuote per tutta la valle, ma se quella 'cosa' viene raggiunta dal colpo, non ne sembra certo ferita in alcun modo. Solo, si volta e fugge.
L'australiano Rex Gilroy ha dedicato lunghi periodi di studio al problema degli yowie. Dopo aver esaminato più di tremila rapporti sulle varie apparizioni, è giunto alla seguente conclusione: durante gli ultimi anni, si sono visti più yowie che non durante i decenni precedenti. La testimonianza di un impiegato del parco nazionale della regione di Springbrook, nel Queensland, riveste un carattere particolarmente interessante: nel marzo del 1978 ha visto uno yowie alto più di due metri praticamente faccia a faccia. In seguito ha raccontato: «Ho avuto l'impressione che qualcuno mi fosse molto vicino. Alzo gli occhi e, a meno di quattro metri da me, vedo una figura vagamente umana, nera e villosa. Con una mano, enorme, stava aggrappata al tronco di un alberello, e lo stringeva come se fosse uno stecchino. La 'cosa' aveva un volto piatto, nero e luccicante, con grandi occhi giallastri e, al posto della bocca, un buco enorme. Siamo rimasti immobili, a guardarci fissi negli occhi per una decina di minuti, e poi all'improvviso la 'cosa' emanò un odore nauseabondo, si girò e scomparve rapidamente». C'è una grande somiglianza tra lo yowie australiano e ilbigfoot americano, sia per quanto riguarda l'aspetto fisico sia per il comportamento. I bigfoot continuano indisturbati a fare le loro apparizioni in America: da alcune decine d'anni a questa parte con maggiore frequenza.
Risulta difficile, oggi, negarne l'esistenza, i primi segni della quale risalgono al decennio 1830-1840. Nel 1851 due cacciatori dell'Arkansas incrociano una mandria di bestiame inseguita da un «animale con un aspetto indiscutibilmente umano». Stando alla dichiarazione rilasciata da uno di loro, (la creatura era di dimensioni gigantesche, con il corpo tutto coperto di peli e grandi ciuffi di capelli che le cadevano sulle spalle a mo' di criniera». Dopo aver osservato i due per un momento che dovette sembrare un'eternità, la creatura si voltò e si mise a correre: le impronte lasciate, dai suoi piedi avevano una lunghezza di 33 centimetri. Questo episodio conferma che i bigfoot non si trovano solo nell'America nordoccidentale (California settentrionale, Oregon, Stato di Washington e Columbia Britannica): la loro presenza è segnalata praticamente ovunque nelle grandi distese di terra inabitata degli Stati Uniti, fino alla Florida, dove recentemente si sono registrate numerose apparizioni di skunk apes (scimmie dall'odore di puzzole). Mettendo insieme le varie testimonianze, si arriva alla conclusione che i bigfoot sono creature timide, selvatiche, che evitano di avvicinarsi troppo all'uomo. Ma ciò non toglie che possano mostrarsi curiosi, e ne sono stati avvistati parecchi che gironzolavano nottetempo nei pressi di accampamenti isolati nei boschi. Alcuni bigfoot sono comparsi a volte nelle vicinanze di fattorie o di ranch, certo in cerca di cibo. Ovviamente, più si parla di bigfoot, più copiose affluiscono le testimonianze.
Tra il 1960 e il 1970, le autorità competenti si sono trovate sommerse da rapporti di vario genere, il che non significa che il numero di questi esseri sia in aumento: al contrario, è lecito supporre che siano in via di estinzione, con l'uomo che li priva sempre più di zone tranquille; la riduzione del loro spazio vitale spinge logicamente queste creature ad avvicinarsi a noi. Il dossier americano sui bigfoot comprende oggi più dimille testimonianze, ripartite in un arco di centocinquant'anni: è un dossier enorme, soprattutto se si considera che alle autorità viene segnalato soltanto un caso su dieci. Altri rapporti parlano di impronte giganti simili a quelle umane, di escrementi e di ciuffi di 'capelli' la cui appartenenza ai bigfoot non è provata completamente. L'incontro finora più drammatico con un bigfoot è quello che Albert Ostmandichiara di aver avuto nel 1924: afferma infatti di essere stato rapito da una di queste creature, nella zona della Columbia Britannica, mentre dormiva nel suo sacco a pelo. La creatura, alta due metri e mezzo, l'avrebbe caricato sulla schiena, camminando quasi tre ore prima di scaricarlo' nel bel mezzo di una famiglia di bigfoot: una coppia di adulti e due piccoli. Durante i tre giorni di cattività, Albert Ostman avrebbe avuto tutto il tempo di osservarli e persino di stringere rapporti di amicizia con il bigfoot più anziano. Per fuggire, Ostman avrebbe approfittato di un attimo di distrazione nella vigilanza del bigfoot anziano. Come definire tutto ciò? Forse il parto di una fantasia troppo vivace? In ogni caso, esistono altri racconti di incontri con dei bigfoot, racconti un poco più realistici e precisi. 


2 commenti:

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